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Date: 12 febbraio 2017 Category:

Forse non tutti sanno che la prima attestazione del termine upcycling si trova  in  un articolo dell’ottobre 1994 sulla rivista di architettura e antichità Salvo, in un’intervista di Thornton Kay all’ingegnere meccanico Reiner Pilz.

Recycling, I call it down-cycling. They smash bricks, they smash everything. What we need is up-cycling, where old products are given more value, not less.

La frase qui sopra si può tradurre in italiano più o meno così: Il riciclo io lo chiamo down-cycling. Quello che ci serve è l’up-cycling, grazie al quale ai vecchi prodotti viene dato un valore maggiore, e non minore. Reiner Pilz, già da qualche anno, si occupava della realizzazione di oggetti e arredi interni utilizzando come base materiali di scarto provenienti principalmente dall’edilizia: mattoni, colonne, camini, porte, scarti in legno.

Estratto dell'intervista di Thornton Kay a Reiner Pilz, sul magazine Salvo
Estratto dell’intervista di Thornton Kay a Reiner Pilz, sul magazine Salvo

I vantaggi sono molti, legati principalmente al risparmio di energia e alla tutela ambientale. Eccone alcuni:

  • Il riciclo spesso richiede grosse quantità di energia. Permette di riutilizzare alcuni materiali per realizzarne di nuovi ed equivalenti, ma questo processo necessità di una quantità di energia che, pur essendo minore di quella necessaria per realizzare il prodotto ex-novo, risulta comunque notevole. Nel caso dell’upcycling, l’energia necessaria a creare un nuovo prodotto è nulla o molto bassa.
  • non tutti i materiali possono essere riciclati con un’alta efficienza. Nella maggior parte dei casi (il vetro è forse la più grande eccezione) il prodotto finale del ciclo di recycling risulta di qualità minore e non equivalente. Ad esempio, una volta riciclata la carta vergine diventa cartone, ma nel ciclo successivo quest’ultimo è destinato alla discarica o all’inceneritore. Allo stesso modo la plastica riciclata viene utilizzata per realizzare maglioni sintetici; nel ciclo successivo non è più possibile utilizzarla nuovamente. Una lattina è normalmente costituita da un composto di alluminio, una lega di manganese con una parte di magnesio, vernice colorata e un rivestimento che impedisce al tutto di ossidarsi. Trasformare l’alluminio in una lattina finita è un processo relativamente semplice, tuttavia il processo inverso richiede un grosso sforzo. Normalmente, per evitare costi esorbitanti, dopo l’utilizzo tutti i componenti di una lattina vengono fusi insieme, producendo un materiale più debole e di qualità minore del prodotto originale. Questo tipo di processo con perdita di valore è definito downcycling (termine che compare anch’esso, per la prima volta, nell’articolo di Thornton Kay).
  • l’upcycling contribuisce a ridurre il costo della produzione di nuovi oggetti. Produrre da sé o acquistare oggetti realizzati con materiali di scarto permette di ridurre i costi (ambientali e monetari) delle materie prime e, spesso, il tempo di produzione dell’oggetto. Ovviamente il confronto non va fatto con oggetti prodotti industrialmente, ma con un oggetto analogo realizzato con lo stesso metodo, ma materiali vergini.

Inoltre, il riciclaggio, pur contribuendo a migliorare notevolmente l’impatto ambientale, contribuisce ad alimentare la mentalità dell’usa e getta. È un processo che tenta di trovare una soluzione ad un problema già esistente, piuttosto che cercare di prevenirlo. La migliore cura è la prevenzione: ridurre la quantità di materiale a perdere, piuttosto che trovare un modo di evitare che esso deteriori l’ambiente in cui viviamo.

FONTE http://autoproduco.it/upcycling/

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